Racconto basato su tre personaggi: una postina, un vivaista, un pesce rosso.
LA POSTINA
Paola Text on the beach
C.
A volte si fanno delle piccole cose casuali, tanto per fare,
perchè ci capitano addosso e sembra inopportuno lasciarle perdere, anche se non
si sa bene a cosa potranno servire, se mai saranno utili. E poi le si dimentica,
finiscono in un archivio dal quale il più delle volte non escono più.
Così quella volta che la mia amica Loredana mi ha detto
“falla anche tu la domanda, tanto cosa ti costa? Casomai rifiuterai l'incarico”
mi sono convinta subito e ho compilato il modulo, glielo ho consegnato in modo
che lo facesse registrare all'ufficio centrale dove lavora, e me lo sono
dimenticato.
Si capirà bene che fu un colpo di fortuna, perchè mai avrei
pensato di avere bisogno di questo lavoro, sia pure precario. Mai avrei pensato
che avrei dovuto cercarmi un lavoro, io che ero abituata a fare la casalinga
benestante, con una colf quattro
volte alla settimana. Mai avrei pensato che mio marito mi avrebbe lasciata per
una segretaria di primo pelo, che potrebbe essere sua figlia, mia figlia, cioè
la figlia che non abbiamo avuto.
Credo che sia quasi una fortuna che se ne sia andato con lei, dopo aver
prosciugato il conto, perchè così ho dovuto mettermi nella prospettiva di
lavorare, cosa che non avevo fatto mai prima. L'avvocato dice che potrò avere
la mia parte dei beni che sono rimasti, benché siano intestati a lui- tanto
stupida sono stata a fidarmi anche di questo.
Ma non voglio vivere col pensiero che gira solo intorno a
tutta questa disgustosa vicenda e portare in giro la posta, con una bicicletta
da garzone della frutta, vestita di una giacca impermeabile color giallo
rifrangente - un colore che mai avrei pensato di mettermi addosso, giallo
vomitino- mi fa stare bene. Questa è una verità!
Pedalo col borsone sul cesto e penso che non ho più bisogno
di palestra, benché le ore di palestra che facevo mi servano ora, eccome. Mi
piace estrarre le lettere e le buste che devo consegnare, osservarne la fattura
prima di farle scivolare nella buca. Qualche volta suono il campanello per far
firmare una raccomandata e sbircio dentro la casa mentre il destinatario firma.
E' come spiare le vite degli altri, anche se solo di poco. Mi chiedo quanti
hanno avuto vicende come la mia e come hanno fatto ad andare avanti. A volte mi
pare che ci sia un'allegria esagerata che proviene da quelle case, ragazzini
che giocano, una nonna stabilmente presente in casa o forse una tata, quella
che viene a ricevere la posta da firmare e che c'è sempre, ogni volta che
suono. Qualcuno mi chiede di dare un tocco di campanello per avvisare di aver
messo posta nella casella, e poi andando via mi volto indietro per vedere
l'espressione che fanno esaminando la posta che hanno appena recuperato. Chissà
quante di quelle carte inutili e casuali vengono messe da parte e poi tornano
buone come è successo a me.
Da quando è malato il collega della zona limitrofa alla mia
mi hanno dato una parte delle sue vie, che arrivano ai margini della città.
All'inizio questo sovraccarico mi disturbò, credevo che lo sfruttamento fosse
evidente, anche se non avrei osato protestare, tanto mi è utile questo lavoro.
Invece mi capita di consegnare anche in un posto veramente bello, un vivaio che
ha un'entrata piccolina, in una stradina lungo le mura antiche e mai avrei
detto che al di là di quel portoncino di legno sfatto ci fosse un'oasi di verde
così estesa. Meraviglie delle nostre città medioevali. Mi sono presa la libertà
di fare un giretto nelle serre, un giorno che nessuno rispondeva al campanello,
che poi è una vera e propria campana antica, con tanto di corda da tirare. Ho
trovato poi il vivaista, curvo sulla schiena a zappettare intorno a una pianta
dai fiori profumati. Quando si è alzato per rispondermi sono rimasta folgorata:
“dovrebbe firmare qui” ho balbettato, mentre cercavo di ritrovare il distacco
necessario. Lui mi guardava perplesso e in quel momento ebbi la certezza che
anche lui cercava di ricordare qualcosa. Ma non feci a tempo a riguardare
l'intestazione della raccomandata, che forse poteva svelarmi qualcosa che
l'indirizzo neutro “VIVAIO DELLE MONACHE”
non mi aveva fatto balenare prima.
Così trovai solo il coraggio di dire “Carino questo pesce”,
fermandomi a guardare la boccia in cui girava un classico pesce vinto al tiro a segno.
“Si, ha molti anni” mi ha risposto lui, facendo il gesto di
riaccompagnarmi verso l'uscita. “Lei ha animali?” ha chiesto
“No, forse l'unico animale che potrei sostenere è proprio il
pesce rosso” ho risposto.
“Allora venga qui a prenderlo, quando vuole. Mio fratello ha
l'allevamento”.
Mi ha guardata con quell'aria interrogativa e anch'io ho
cercato di imprimermelo bene nella mente. Da quel giorno non faccio che
chiedermi dove l'ho visto, dove l'ho conosciuto e spero di avere qualche
lettera da consegnare che non sia indirizzata al vivaio delle monache.
Oggi finalmente mi è venuta l'idea di cercare in internet
suo fratello, allevatore di pesci rossi, mica ce ne saranno migliaia. Così è
uscito fuori il suo cognome, Frangipane e da lì mi sono ricordata: era il
ragazzo grande di cui ero innamorata alle elementari, anche allora restavo a
bocca aperta quando lo incrociavo in cortile, ma lui faceva la quinta e io la
prima. Perciò deve avere 59 anni, è molto cambiato, naturalmente.
Eppure potrei dire che mi ha dato la stessa scossa
elettrica, come se non fosse passato tutto questo tempo.
Andrò a comprare il pesce, e anche qualche pianta per il mio
nuovo appartamentino.
Ho lasciato la casa dove vivevo con mio marito, col mio ex
marito.
Ora ho una piccola casa tutta per me.

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